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29/12/2009 19:10

Lula, il Brasile e il caso Battisti

di Fabrizio Lorusso

 

Il 22 dicembre scorso il presidente brasiliano Luiz Inacio "Lula" da Silva ha rilasciato una dichiarazione sull'estradizione di Cesare Battisti, condannato in Italia per 4 omicidi e rifugiato politico in Brasile dopo la sua fuga dalla Francia nel 2004, affermando "decido io, non mi importa delle decisioni del Supremo Tribunal Federal". Con queste parole Lula ha rotto il lungo silenzio che lo circondava sul tema di Battisti e le relazioni diplomatiche con l'Italia. Continua fulminante la dichiarazione del presidente brasiliano con una metafora calcistica:"Adesso la palla è sul mio campo, e sono io a decidere come calciare" secondo quanto hanno pubblicato il Giornale e alcuni mass media brasiliani come http://www.estadao.com.br e http://www.agenciabrasil.gov.br i quali appunto riportano che "la settimana scorsa, la Corte suprema brasiliana o STF aveva vincolato la decisione di Lula sull'estradizione in Italia dell'ex "terrorista rosso" al rispetto delle norme del trattato di estradizione in vigore tra i due Paesi, che, secondo un'interpretazione che la stessa Corte ha cambiato restrittivamente negli ultimi mesi, non lascerebbe molto margine di manovra al presidente brasiliano per giustificare l'eventuale asilo politico definitivo".


Proprio il giorno di Natale è uscita invece una notizia ANSA che completa il quadro della polemica. Infatti uno dei legali brasiliani di Cesare Battisti ha detto che il presidente Lula da Silva concederà l'asilo politico al suo assistito e che l'asilo all'ex terrorista verra' concesso sulla base del trattato di estradizione tra Italia e Brasile. L'avvocato Barroso ritiene che ‘il trattato di estradizione offre diverse possibilita' per non concedere la consegna di Battisti' all'Italia. All'Agenzia Brasile, Barroso ha detto che Lula decidera' sull'estradizione ‘entro il primo semestre del 2010′.
Anche se fino ad oggi il mandatario brasiliano non si era espresso sul caso di Cesare Battisti, dato che si è in attesa del testo integrale delle decisioni della Corte che verrà comunicato in gennaio, si possono cominciare forse a delucidare alcuni fattori determinanti della sua decisione che vanno oltre la posizione sua personale e quella del suo partito politico di riferimento, il Partito del Trabajo.

 

Da una parte è vero che secondo la decisione del STF Lula dovrà rispettare il trattato firmato con l'Italia nel 1989 in tema d'estradizione ma è anche vero che quello stesso trattato prevede delle eccezioni che il presidente sembra voler sfruttare apertamente come per esempio il fatto che Battisti dovrebbe affrontare un processo in Brasile per falsificazione di documenti oppure in base a sospetti di persecuzione o di minaccia dell'integrità fisicanei suoi confronti. Il risultato finale dipende dalla volontà e dall'interesse politico di far valere e sottolineare le diverse facoltà istituzionali e le opposte interpretazioni giuridiche in questa schermaglia tra un presidente sempre più rispettato internazionalmente e una Corte relativamente screditata sul fronte interno.

 

In Brasile così come in altri paesi dell'America Latina è molto forte e sentito da sinistra a destra, anche se con toni e strumentalizzazioni differenti, il discorso della sovranitá nazionale. L'idea e l'esercizio di una politica di potenza da sud a nord passano anche attraverso queste rivendicazioni, reali o retoriche che siano. Esistono trattati e accordi internazionali, esistono delle regole e la diplomazia, però esistono anche le facoltà sovrane e le decisioni unilaterali che alcune figure politiche e alcuni paesi da sempre esercitano, dosano, sfoderano e impongono a seconda dei casi, dei rapporti di potere in gioco e delle cirtcostanze interne ed internazionali.

Alcuni segnali chiari di questo atteggiamento sono stati evidenziati anche recentemente nel caso della crisi in Honduras durante la quale il presidente deposto illegalmente, Manuel Zelaya, s'è rifugiato proprio nell'ambasciata brasiliana, o anche nella gestione delle relazioni con i vicini del Mercosur (Mercado Comun del Sur, trattato di integrazione regionale firmato da Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay, Venezuela con Cile e Bolivia come membri associati) e del continente americano, oltre che con gli USA, principale potenza antagonista del nord.

Il tutto viene sigillato dalla scoperta di nuovi giacimenti petroliferi in acque territoriali brasiliane e dall'indipendenza energetica già da tempo raggiunta dal paese che a novembre appariva sulla copertina della rivista The Economist con il titolo "Brasil takes off", cioè il Brasile decolla (ma questi sono solo alcuni elementi, non voglio e non potrei esaurire qui la storia delle relazioni internazionali o dello sviluppo economico brasiliano!). banderabrasil.jpg
Il peso del Brasile e dell'Amazzonia a Copenaghen si è fatto sentire pesantemente nonostante gli accordi siano stati giudicati insoddisfacenti da molti gruppi di attivisti e dalle nazioni dell'ALBA (Alternativa Bolivariana per le Americhe, capeggiata dal Venezuela di Hugo Chavez) e quindi Lula potrá accumulare maggiori consensi interni col discorso e la pratica "nazionalista" oltre al fatto che, in genere, alcuni partiti a lui vicini potrebbero sostenerlo in caso venga formalmente "responsabilizzato" (si parla di vero e proprio "impeachment") di una presa di posizione contraria a quella della Corte.

 

Secondo alcune voci critiche la politica del governo e in particolare quella del presidente del Brasile in questo caso non sorprendono in quanto lo si accusa, con argomenti piuttosto tendenziosi a dir la verità, di oscillare tra la sua "vecchia ideologia marxista" e un falso realismo ed anche di avere ammesso nelle proprie file degli ex simpatizzanti della guerriglia brasiliana degli anni settanta: con queste affermazioni ci si dimentica comunque il contesto della spietata dittatura militare instaurata in Brasile dopo il 1964 e della rispettiva resistenza armata...
Resta aperta la questione circa quali probemi interni tra il presidente e la Corte possano scoppiare se le dichiarazioni di Lula dovessero portare l'anno prossimo a delle azioni concrete o a un conflitto istituzionale serio; e se esistano oltre ai motivi personali o ideologici delle rendite elettorali che possono ottenere Lula, i partiti della coalizione e il successore di Lula, ormai a fine mandato, dalla contrapposizione con la Corte e dalle rivendicazioni sulla sovranità e il "bene per il paese" fatte dal presidente il quale è già stato avvertito del fatto che le responsabilita' delle decisione ricadranno su di lui e che potrebbero esserci quindi implicazioni giuridiche.

La velata minaccia della Corte sembra anche richiamare le implicazioni internazionali della vicenda dato che il Brasile resta ancora in attesa del famoso "posto fisso" nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che potrebbe essere eventualmente pregiudicato dall'opposizione dell'Italia e di altri paesi in seguito alla presunta violazione delle norme stabilite dall'organo stesso in tema di "terrorismo". Per ora mi fermo qui e aspetto notizie.

 

da: www.carmillaonline.com

 

Una lunga serie di approfondimenti storici e critici sul caso:

http://www.carmillaonline.com/archives/cat_il_caso_battisti.html

e per la vertente brasiliana

http://www.bbc.co.uk/mundo/america_latina/2009/11/091118_1906_battisti_brasil_jg.shtml  

    • Ombretta Cattin
    • 28/01/2010 16:23

    Chi vive in Sudamerica considera la vicenda Battisti in modo diverso rispetto a un italiano, perché vive in un contesto diverso.
    Io vivo in Italia però mi interesso ai problemi del Sudamerica perché mi serve materiale per il mio blog (http://www.evomoralesaima.blogspot.com) e penso che Battisti, con le sue espressioni da miserabile derelitto, è la comparsa ideale per la tragica farsa che ha come protagonisti le Farc e il governo colombiano. Il capo delle Farc Iván Márquez commissiona un documentario per dimostrare che i guerriglieri sono solo dei contadini: ridicolo. Il presidente della Colombia Uribe tuona che farà liberare tutti i

    • Ombretta Cattin
    • 28/01/2010 16:22

    sequestrati con operativi militari: ridicolo, perché quelli che non verrebbero uccisi dai soldati verrebbero uccisi dai guerriglieri, che hanno l’ordine di sopprimere gli ostaggi piuttosto che perderli. Operazioni di riscatto senza morti come quella in cui hanno liberato Ingrid Betancourt Uribe se le sogna, perché costano una montagna di soldi e gli Stati Uniti non sono disposti a dargli un centesimo per liberare gli altri sequestrati, gente comune e caporali senza alcun fascino dal punto di vista mediatico.
    Spero che Lula, politico serio e onesto, non si lasci coinvolgere in questo teatrino in cui la popolazione civile è solo vittima.

    • CESAR BRUNO pe OMBRETTA CATTIN(cesarbruno@libero.it)
    • 27/01/2010 15:40

    Sono in italiano residente nella Colombia. Non so se OMBRETTA CATTIN risieda in Italia od in America Latina, ma sono d'accordo con lei. Bisognerebbe non confondere i due contesti, quello italiano e quello latino-americano. E' ovvio che ogni governo pensi a quello della propria regione. In America Latina, esclusa Cuba che prudentemene sta' a guardare, vedo quattro gruppi di stati. Agli estremi, il Venezuela di Chávez con i suoi alleati Nicaragua, Ecuador e Bolivia, e nell'altro estremo la Colombia di Uribe. In mezzo, perso il potere dal centro sinistra in Cile, resta il centro sinistra di Lula da una parte, ed il centro destra del Perú. L'odierna guerriglia delle FARC non ha niente a che vedere con la lotta partigiana europea degli anni 40, ormai é accertato che é un gruppo terorista e narcotraficante. Da qui l'importanza di Lula e della continuita' del suo progetto politico, tenuto conto che il pericolo di guerra tra la Colombia ed il Venezuela, che potrebbe portare ad un deprecabile intervento diretto degli Stati Uniti, non e' una fantasia paranoica ma reale. Qualche buona notizia per fortuna c'e'. La tensione tra l'Ecuador e la Colombia si sta' affievolendo.

    • onofrio pinto
    • 04/01/2010 20:56

    Pochissime sono le donne in carcere per omicidi legati al denaro. Normalmente se una donna uccide lo fa per qualcosa che conta veramente,non per i soldi.Su terrorismo e lotta armata, differenze e connessioni, troppo lungo sarebbe il discorso, impossibile in un blog con queste regole. Non sono la stessa cosa e meritano una analisi approfondita caso per caso, come è ammesso pacificamente da tutti gli storici del mondo. Riguardo Carlos, mi sembra che il losco e ambiguo figuro intendesse dire che a confronto delle vittime innnocenti del terrorismo di Stato e dei bombardamenti, il suo dieci per cento era un gran successo. I militari di eserciti regolari(di qualunque nazione) non hanno nessun rispetto per i propri simili, non considerano le persone esseri umani ma strumenti da abbattere se viene loro ordinato da altri militari.La guerra degrada e abbruttisce moralmente chi la pratica.

    • Ombretta Cattin
    • 04/01/2010 12:12

    Io sono l’unica a proporre soluzioni per porre fine al terrorismo perché gli uomini sono più propensi delle donne alla violenza e insensibili alle sofferenze altrui.
    Il terrorista venezuelano Ilich Ramírez Sánchez, soprannominato Carlos, ha dichiarato nella sua ultima intervista che gli attentati da lui commessi hanno causato (sue testuali parole) "pocas víctimas inocentes: el 10 por ciento de las bajas. Eso no es nada".
    I terroristi (di qualunque ideologia) non hanno nessun rispetto per i propri simili, non considerano le persone esseri umani ma strumenti da abbattere se necessario. La lotta armata degrada e abbruttisce moralmente chi la pratica.

    • onofrio pinto
    • 03/01/2010 14:51

    La Repubblica del Brasile si fonda, come la nostra, anche sul sacrificio e sui valori di chi ha preso le armi per opporsi ad un regime che aveva tolto diritti e libertà.L'Italia degli anni 70 non era una dittatura, ha però utilizzato leggi d'emergenza che non sono state abrogate e processi fondati sulla delazione, che ci tiriamo ancora dietro dopo 30 anni. L'Italia di oggi non è una dittatura, ma nessuno scommetterebbe una nocciolina sulla vita di Battisti detenuto nelle galere italiane.Battisti è il residuato di una guerra perduta, è l'Italia che ne ha fatto simbolo negativo buono per tutti i mali.L'applauso bipartisan del Parlamento italiano alla notizia (fasulla) dell'estradizione è stato una vergogna, solo Giovanni Bachelet si è scusato con Battisti, e nessuno si è chiesto perchè

    • Ombretta Cattin
    • 03/01/2010 11:40

    Non intendevo paragonare i Pac alle Farc, ma solo dire che difendere Battisti (definendo con ridicola esagerazione l’Italia dei ’70 e odierna una dittatura) significa giustificare il terrorismo in America Latina. Secondo me Lula farebbe meglio a non cedere all’estrema sinistra e usare la sua esperienza e il prestigio di cui gode a livello internazionale come mediatore (sarebbe sicuramente il più autorevole e credibile) tra Farc (e Venezuela) e Governo colombiano, per tentare di porre fine a un conflitto che dura da troppi anni e ha fatto soffrire moltissime persone innocenti. Battisti è un simbolo negativo che danneggia il Brasile.

    • onofrio pinto
    • 02/01/2010 11:49

    ...e poi, senza polemica per carità, ma paragonare la vicenda di Chavez e delle Farc colombiane con i Proletari Armati per il Comunismo della Barona milanese per dare fiato a "teoremi" di calogeriana memoria tutti cattivi tutti terroristi tutti violenti e tutti colpevoli mi pare quanto meno azzardato. Pensare poi che Lula si giochi la vita di un uomo per dare una svolta al violento (...!?) governo del Venezuela e per dare una dritta a Silvio... mah...., ciascuno, mi par giusto,la vede a modo suo...
    Piuttosto mi sono fatto l'idea che la vera colpa di Battisti non stia nelle sentenze, clamorosamente farlocche,ma nel suo libro "L'ultimo sparo". Molte persone che l'hanno letto concordano, io penso sia l'unica testimonianza genuina sulla lotta armata anni 70 in Italia.

    • onofrio pinto
    • 02/01/2010 11:03

    E allora proviamo ad immaginare che Lula cambi idea e decida di eseguire, come vorrebbe l’Italia, la sentenza del STF.Ecco che funzionari della polizia brasiliana, possibilmente di sorpresa e nottetempo per evitare proteste di sostenitori del governo brasiliano, impacchettano il mostro e a sirene spiegate lo portano all’aeroporto,dove è pronto un aereo militare mandato da La Russa, con i capi dell’Interpol Italiana, ray ban nerie stivaletti a punta, e tutti arrivano in Italia in diretta con emilio fede e lo consegnano nelle mani delle guardie carcerarie, pronto per un 41bis con i fiocchi... Forse molti in Italia, anche a sinistra,sarebbero contenti, pensa come siamo messi....

    • Ombretta Cattin
    • 01/01/2010 17:08

    Ex-guerrilleri occupano alte cariche di governo in vari paesi latinoamericani: Nicaragua (Ortega), Uruguay (Mujica), Bolivia (García Linera), Venezuela (Alí Rodríguez), El Salvador (Funes), Argentina (Nilda Garré).
    Lula potrebbe anche sorprendere tutti concedendo l’estradizione di Battisti. In questo caso perderebbe i voti dell’estrema sinistra e prenderebbe le distanze dalla lotta armata, che da decenni in America Latina contrappone guerrilleri, paramilitari ed eserciti, divisi sul piano ideologico ma uguali nei metodi: minacce, attentati, sequestri, narcotraffico, torture, stupri di donne, uomini e bambini.
    Questo rappresenterebbe un ripudio della violenza politica e un invito ad una svolta ai due paesi maggiormente responsabili di questa violenza: Colombia e Venezuela.

    • fabrizio.lorusso
    • 01/01/2010 01:06

    Carissimi,

    per questa volta mi piacerebbe violare la regola delle 100 parole di cui parla Onofrio e inserire anche un commento lungo ma che mi e ci aiuterà a comporre meglio questo puzzle del caso Lula/Battisti.

    Eccolo, mi permetto e ringrazio per i contributi ricevuti!

    Nel governo Lula, oggi:
    Tarso Genro, il Ministro della Giustizia , durante la dittatura militare nella clandestinità usava i nomi di battaglia di “Carlos†e “Rui†e apparteneva al Partito Comunista do Brasil (PCdoB), formazione clandestina di ispirazione maoista e filo albanese, che teorizzava la Guerra Popolare di lunga durata attraverso un esercito contadino. Lasciò il partito solo dopo l’amnistia del ‘79, diventando portavoce del Partito Revolucionario Comunista (PRC).
    Così come guerriglieri o legati alla lotta armata sono stati anche l’attuale Ministro dell’Ambiente Carlos Minc, il Ministro della Segreteria Speciale per i Diritti Umani, Paulo De Tarso Vannuchi, la potente Ministra della Casa Civil, Dilma Rousseff, oggi candidata ufficiale per il Partido dos Trabalhadores (PT) di Lula alle elezioni presidenziali del 2010, che ha ricevuto addirittura l’indennizzo speciale dello Stato per le torture subite durante la carcerazione.
    E inoltre Jose Genoino, ex-presidente del PT,che fu incarcerato per 5 anni e anch’egli torturato e José Dirceu “Danielâ€,il “mago†della campagna elettorale di Lula , oggi in disgrazia a seguito di accuse di peculato e corruzione – è in eleggibile fino al 2015 – che fu uno dei 15 prigionieri politici liberati a seguito del sequestro dell’Ambasciatore degli Stati Uniti a Rio nel 1969 ad opera della Resistenza brasiliana. Passò, come altri, gli anni della dittatura esule tra Messico e Cuba.
    Per non parlare del mitico Diogenes, al secolo Josè Carvalho de Oliveira, oggi Deputato del PT, famoso per aver sparato in testa ad un capitano dell’esercito americano nel 1968.

    La lotta armata in Brasile, negli anni della dittatura, l’hanno sempre fatta in pochi. Era una scelta personale ben meditata, le tecniche erano quelle della lotta armata di casa nostra, le rapine, i sequestri, gli omicidi politici. L’appoggio delle masse era una chimera . Molte di queste persone hanno vissuto la clandestinità del reietto, di chi scappa da solo con i documenti falsi tra una folla muta e assuefatta al regime.
    Diversamente dall’Italia, in Brasile hanno dato l’amnistia a tutti già nel 1979, prima della fine della dittatura, ai guerriglieri e ai militari responsabili di torture indicibili, uccisioni e sparizioni.
    Sarebbe difficile sostenere che le persone sopra menzionate non abbiano commesso o non siano state in qualche modo coinvolte in reati simili a quelli di Battisti.
    Il Brasile è l’unica potenza mondiale dove gli ex guerriglieri comandano.
    Pensare che avrebbero consegnato all’Italia più di destra degli ultimi 60 anni una persona che, come loro, a ragione o a torto, si era giocata tutto per una scelta di lotta armata, è pura illusione. Con buona pace di un ergastolo in contumacia sulle base delle dichiarazioni di un pentito, la cosa peggiore che un sistema politico-giudiziario democratico possa organizzare.
    Non è difficile intuire, allora, perchè il Presidente del STF abbia montato tutta la questione: perchè Mendes è da sempre uomo di destra, campione dei 20.000 “fazenderos†che controllano l’economia agraria brasiliana, amico dei militari. Prima o poi sarà candidato alle Presidenziali, per ora tenta di mettere in difficoltà non proprio Lula, che vincerebbe le prossime a mani basse, quanto la Dilma Rousseff, al tempo dellla dittatura conosciuta dalla polizia politica del DOPS come “terrorista assaltante de bancosâ€. Faceva rapine in banca per finanziare l’organizzazione. Guarda un po’.. ad esempio Cesare Battisti….

    Finalmente qualcuno che parla di Battisti con cognizione…grazie sig. Lorusso.
    Solo un’opinione personale. Ho paura che al Consiglio di Sicurezza dell’ Onu le proteste, l’opposizione e financo l’opinione dell’Italia non interesseranno a nessuno, visto il credito di cui (non) godiamo da tempo all’interno degli organismi internazionali…

    • onofrio pinto
    • 31/12/2009 18:55

    Per chi è interessato, ho postato un commento sull'argomento qui:
    http://lamericalatina.net/2009/12/25/brasile-lopinione-di-lula-sul-caso-battisti/#comment-289

    che non riposto per rispettare la regola delle 100 parole.

    • onofrio pinto
    • 31/12/2009 18:48

    L'analisi di Ombretta Cattin centra in punto ma è incompleta. Penso che Lula non manderà mai Battisti in Italia per sua propria convinzione, non per la pressione di Genro. Il passato di sindacalista clandestino, l'arresto subito dalla polizia politica ai tempi della dittatura, le torture subite dal fratello Chico rendono Lula persona che sa il valore e l’importanza della lotta politica, che capisce più di altri che questa lotta molte volte si combatte con azioni sbagliate che è necessario valutare in un contesto, non dopo 30 anni in un mondo diverso. Per questo salverà Cesare Battisti. Perchè Lula è anche un uomo buono, migliore di Battisti ma anche di D'Alema, Napolitano e del giudice Spataro.

    • Luigi
    • 31/12/2009 12:07

    Inoltre nel 2010 in Brasile ci saranno le Elezioni. La Sinistra radicale Brasiliana deve ricompattarsi.L'estradizione di Battisti sara' tema centrale.

    • Ombretta Cattin
    • 31/12/2009 09:03

    Cattin. Ma il mio cognome si pronuncia all'italiana, non alla francese, come quello del defunto politico democristiano, perché ha origini venete e non francesi.

    • bruce
    • 31/12/2009 00:38

    Cattin, come Donat Cattin?

    • Ombretta Cattin
    • 30/12/2009 15:56

    In Italia molti pensano che Lula non permetterà l'estradizione di Cesare Battisti su pressione di Carla Bruni. In realtà Lula sta subendo le pressioni della parte più radicale della sinistra brasiliana (suo massimo esponente è il ministro della giustizia Tarso Genro) che dà appoggio ai gruppi guerriglieri marxisti sudamericani e difende Battisti non perché lo ritiene innocente o perseguitato, ma solo in quanto è stato un terrorista comunista.
    In pratica, se Lula non concederà l'estradizione di Cesare Battisti non sarà per fare un favore a una donna giovane e bella, ma per fare un favore a un vecchio flaccido.


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