
di Fabrizio Lorusso
Venti di guerra?
Le relazioni tra la Colombia e il Venezuela stanno vivendo in questi giorni momenti di forte tensione con la chiusura delle frontiere, le accuse reciproche di spionaggio, l'apparizione di morti e una specie di guerra fredda che rischia di trasformarsi in guerra calda. Infatti il presidente venezuelano Hugo Chavez ha spinto militari e civili a "prepararsi per una guerra" con la vicina Colombia e ha inviato 15-20mila soldati a proteggere la frontiera mentre il presidente colombiano Alvaro Uribe da Bogotà annuncia il ricorso alla OSA, l'Organizzazione degli Stati Americani, e al Consiglio di Sicurezza dell'ONU.
Dopo una serie di incidenti in cui due membri della Guardia Nazionale venezuelana sono stati assassinati da gruppi di paramilitari colombiani e dieci colombiani sono stati sequestrati e uccisi in Venezuela l'ottobre scorso nei pressi della frontiera di Cucuta, i due paesi si sono rivolti accuse reciproche di spionaggio e di violazioni della sovranità. Sembra che i responsabili del massacro dei dieci colombiani appartengano all'ELN (Esercito di Liberazione Nazionale, la seconda guerriglia della Colombia) anche se altre fonti parlano di una mattanza causata da gruppi paramilitari.
La polizia venezuelana ha arrestato alcuni agenti del DAS (Departamento Administrativo de Seguridad) colombiano sospettati di spionaggio. Questi incidenti avvengono nel contesto di una "frontiera difficile" di 2.219 chilometri per metà occupati da una foresta tropicale e in cui operano circa 650 uomini delle guerriglie colombiane, tre bande di paramilitari che mantengono attivi oltre 100 accessi per il commercio di droga, circa 1500 contrabbandieri di benzina e alcuni gruppi di delinquenti comuni e narcotrafficanti. Una complicazione ulteriore è che già dall'estate il Venezuela aveva manifestato la sua opposizione all'accordo militare tra gli USA e la Colombia che viene considerato una vera e propria burla verso tutti i paesi del Sudamerica e i sistemi d'integrazione latino americani.
La popolazione della zona di frontiera, dotata di un certo pragmatismo e calata nella vita quotidiana fatta di lavoro, commercio, relazioni familiari e sociali a livello locale, sembra più disposta a evitare conflitti e a mantenere il proprio stile di vita che ha creato una connessione culturale ed economica peculiare in un territorio inteso come patrimonio comune dei due paesi.
Gli analisti non vedono ancora l'imminenza di una guerra quanto piuttosto una escalation nei toni e nelle ritorsioni commerciali e diplomatiche prese dai due paesi a causa dell'ennesimo incidente di frontiera in cui il conflitto interno colombiano sconfina nel territorio vicino. Simili tensioni interessano con frequenza la frontiera sud tra l'Ecuador, governato dall'alleato di Chavez Rafael Correa, e la Colombia, provocando crisi diplomatiche endemiche e pregiudicando l'economia colombiana che invia a questi due paesi il 22% delle sue esportazioni.
Invece s'identifica l'inasprimento delle relazioni bilaterali e dei toni da guerrafondai dei due mandatari con l'erosione relativa del consenso interno dei due presidenti che dovranno affrontare l'anno prossimo il test delle elezioni politiche in una situazione di razionamento energetico e crisi economica eccezionale in cui è gioco forza spostare l'asse della discussione verso nemici e minacce esterne che in qualche modo unificano l'opinione pubblica nazionale. Inoltre Uribe è anche in attesa di una risoluzione della Corte Suprema che gli permetta di aspirare a governare il paese per la terza volta consecutiva in caso di rielezione, possibilità che è attualmente vietata dalla Costituzione colombiana.

D'altro canto Chavez potrebbe desiderare il raffreddamento delle relazioni commerciali con la Colombia data la forte asimmetria che le caratterizza: il 2008 è stato un anno record per il commercio bilaterale ma il Venezuela presenta un deficit commerciale con la Colombia di circa 5700 milioni di dollari, conto da pagarsi anche tramite l'esportazione di gas e petrolio attualmente deprezzati sui mercati internazionali. A Caracas il parlamento ha ratificato il suo sostengo alla posizione del governo contro l'accordo di cooperazione militare USA-Colombia anche se dall'opposizione si sono levate voci critiche contro il discorso di Chavez sulla "sovranità nazionale" che viene difesa a oltranza con minacce di guerra se si tratta degli Stati Uniti o della Colombia mentre viene rinegoziata e allentata quando riguarda paesi come la Russia o Cuba.
Uguali e diversi
Non è la prima volta che assistiamo ai litigi e alle grandi manovre tra queste due nazioni andine (ma anche caraibiche), anzi, negli ultimi anni sono volate minacce, screzi diplomatici, ritorsioni commerciali e accuse tra i due "uomini forti" e ideologicamente lontani che le governano: Hugo Chavez, promotore del socialismo del secolo XXI d'ispirazione "bolivariana", favorevole all'unità latino americana e allo statalismo, difensore del nazionalismo e dell'antimperialismo; e Alvaro Uribe, fedele alleato di Washington, sostenitore del libero mercato e degli investimenti stranieri tout court, indirettamente coinvolto in scandali di corruzione e para-politica (legame tra politici e gruppi di paramilitari), noto per la politica di "mano dura" contro guerriglie e narcotraffico.
In realtà i due presidenti hanno anche numerosi aspetti in comune come la forte presenza mediatica, carismatica e comunicativa nella loro relazione con le masse popolari e i mezzi di comunicazione, sono molto vicini alle rispettive forze armate nazionali e spesso ricevono critiche per i loro eccessi di autoritarismo nonostante si dichiarino profondamente democratici.
Inoltre sono noti per le loro capacità oratorie e per l'aurea di populismo che circonderebbe il loro operato e la loro retorica. Sembra anche che entrambi amino il potere e vogliano restare indefinitamente in carica grazie a modifiche costituzionali che permettono due o più rielezioni del capo di Stato, il che lascia intravedere un'alta autostima e un'idea di imprescindibilità e necessità presente nei due personaggi.
Storiche tensioni
Una piccola rassegna storica delle relazioni tra Colombia e Venezuela può aiutare a chiarire la portata della crisi attuale che sembra stia lentamente rientrando con le ultime dichiarazioni di Chavez che dice di non aver voluto istigare alla guerra ma solo "alla difesa del paese da un eventuale attacco".
Nel maggio 2004 Chavez denuncia un complotto ordito da gruppi di colombiani e statunitensi e informa della cattura di oltre 50 presunti mercenari colombiani nelle montagne a sud di Caracas. Dopo le denunce del presidente venezuelano e la rottura diplomatica conseguente, i toni s'ammorbidiscono e il Venezuela nega il coinvolgimento del governo colombiano in quegli incidenti.
Nel settembre dello stesso anno appaiono 6 o più cadaveri in seguito a un "incidente" causato da un attacco di un gruppo irregolare colombiano alla frontiera tra i due paesi. Ad oggi non si conoscono gli autori dei delitti ma vengono attribuiti tanto alla guerriglia come ai paramilitari colombiani che trasferiscono la loro guerra interna in territorio venezuelano e causano le veementi reazioni di Chavez che sottolinea come la guerriglia colombiana "non sia una nemica ma che lo diventa nel momento in cui persevera coi suoi sconfinamenti in Venezuela". Di nuovo due mesi dopo al vertice di Cartagena Chavez ricuce le relazioni con Uribe sostenendo che non aiuterà mai la guerriglia.
Nel gennaio 2005 Hugo Chavez richiama l'ambasciatore colombiano e sospende temporaneamente i rapporti commerciali con la Colombia in seguito alla cattura del guerrigliero Rodrigo Granda in territorio venezuelano, atto considerato come violazione della sovranità. La Colombia nega e ribadisce il suo diritto a liberarsi del "terrorismo" accusando il Venezuela di proteggere i guerriglieri. La crisi rientra dopo poche settimane, una volta superato il fuoco retorico appiccato dai due presidenti che in una riunione a Caracas dichiarano la loro "fratellanza e stima reciproca".
Nel novembre 2007, dopo il fallimento della negoziazione del presidente venezuelano che aveva cercato di ottenere un accordo umanitario con le FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia) ed era stato poi estromesso dal suo omologo colombiano, Chavez descrive come "congelate" le relazioni bilaterali e come "menzognero" Alvaro Uribe che a sua volta lo accusa di voler "incendiare tutta l'America Latina" ed espandere la sua influenza nella regione.
Nel marzo del 2008 la morte del comandante guerrigliero Raul Reyes, il numero due delle FARC, durante un attacco illegale realizzato dalla forza aerea colombiana in territorio ecuadoriano provoca la reazione di Chavez che rompe le relazioni diplomatiche, chiude le frontiere nel mezzo di un'aspra polemica che sfocia nell'invio di truppe colombiane e venezuelane sui rispettivi confini.
Stranamente il Messico del presidente Felipe Calderon, vicino a Uribe politicamente, non adotta una posizione forte e decisa contro la Colombia riguardo al bombardamento in Ecuador, nonostante nell'operazione siano morti anche 4 studenti messicani della Universidad Nacional Autonoma de Mexico che si trovavano nell'accampamento delle FARC.

Hugo Chavez definisce Uribe questa volta come un "criminale, paramilitare, narcotrafficante e servo dell'impero" e rende omaggio a Reyes con un minuto di silenzio. Uribe reagisce con la minaccia di denunciare Chavez dinnanzi alla Corte Penale Internazionale per "patrocinio e finanziamento di genocidi". Dopo il vertice del Gruppo di Rio a Santo Domingo scoppiano ancora la pace e le dimostrazioni d'affetto tra i due, vengono ritirate le truppe dalla frontiera e si ristabiliscono le relazioni diplomatiche. Uribe ritira quindi le sue minacce di denuncia formale a livello internazionale e Chavez chiede a Uribe di rinunciare alla "dottrina Bush" che prevede la lotta al terrorismo in qualunque luogo si trovi "per non far cadere nel baratro l'America Latina".
Nel luglio 2008 Uribe ottiene una vittoria morale importante con l'operazione militare che porta alla liberazione della famosa ex candidata presidenziale di nazionalità franco-colombiana Ingrid Betancourt rapita sei anni prima dalle FARC.
Nel marzo 2009 Chavez definisce il ministro della difesa colombiano, Juan Manuel Santos, come "il pupillo della destra americana", "una minaccia per il continente" e rappresentante "della corrente più fascista dell'oligarchia USA" in seguito alle dichiarazioni di quest'ultimo sugli atti di persecuzione dei "terroristi" fuori dal territorio nazionale da lui interpretati come "legittima difesa accettata dal diritto internazionale". Anche in questo caso il conflitto viene risolto con una serie di incontri bilaterali e la stipula di accordi economici e lo scambio di battute scherzose.
Nel maggio 2009 Chavez dichiara che si terrà lontano dal conflitto colombiano dato che si tratta "della loro guerra" ma poi nel luglio 2009 durante le negoziazioni dell'accordo militare tra la Colombia e gli Stati Uniti, che prevede l'arrivo di soldati USA per operare in 7 basi militari colombiane, la tensione cresce di nuovo e Chavez sostiene che si dovranno rivedere le relazioni con la Colombia in caso di firma degli accordi. In risposta Uribe chiede maggiore cooperazione e l'interruzione della vendita di armi ai terroristi, pratica di cui accusa direttamente il Venezuela.
Chavez sostiene che gli USA vogliono trasformare la Colombia in uno stato simile a Israele in America Latina e annuncia l'acquisto di carri armati e navi da guerra per arrivare a duplicare la sua flotta e rafforzare la presenza militare sulle frontiere.
Il 27 luglio la Svezia chiede spiegazioni al governo venezuelano per verificare che le armi da questa vendute a Caracas non siano state trasferite alle FARC. Il Venezuela ritira il proprio personale diplomatico dalla Colombia e Chavez denuncia una campagna internazionale "sporca e volgare" per giustificare la presenza militare americana nel paese vicino, stabilendo un parallelo con la questione delle armi di distruzione di massa in Iraq. Dopo le stragi di ottobre a 400km dalla frontiera di Cucuta e le relative battaglie verbali bilaterali ci si chiede se i venti di guerra tra Venezuela e Colombia siano solo carichi di retorica o se arrivino fino alla rottura definitiva. Malgrado i pur legittimi allarmismi, pragmatismo e buon senso indicherebbero che il vento potrebbe affievolirsi di nuovo sfumando in una brezza carica di tarallucci e vino che riempiano le tasche dei consensi elettorali dei due presidenti. Vedremo.
Un Commento Finale Con Le Lettere Iniziali Maiuscole
Trattando in termini teorici il caso di questi due presidenti e anche di molti altri personaggi del mondo e dell'America Latina, i quali si trasformano spesso in bandiere di una o più ideologie gemelle e simultaneamente in nemici di quelle opposte, credo sia profondamente sbagliato parlare di fascismo, nazionalsocialismo, comunismo e di etichette storicamente determinate e circoscritte per descrivere i regimi di Uribe e di Chavez in Sudamerica, così come trovo approssimativo parlare nettamente di destra e sinistra tout court per avere sempre in mano una falsa bussola e così orientarsi in cinque minuti quando si conosce per la prima volta un paese o una realtà politica. Inoltre bisogna ammettere che il tema "Chavez e il Venezuela", così come il tema "Fidel o il Che e Cuba", insieme a pochi altri, suscitano fin troppi dibattiti accesi e prolissi spingendo alla radicalizzazione delle posizioni che spesso restano parziali, intransigenti e accecate da troppe lenti esposte al sole tropicale.
Certamente alcune categorie servono per comunicare concetti, per abbreviare tempi e per costruire riferimenti comuni tra i dialoganti ma il loro uso deve essere oculato e calato nella dinamica sociale, culturale e storica della comunità umana cui ci riferiamo.
Mi pare che questo sia un dilemma difficile da risolvere in un post o in un articolo dato che la logica della notizia e della contemporaneità ci impone di essere diretti e immediati senza troppi "giri di parole" ed eccessi di contestualizzazione. Fatta questa premessa intendo che termini come conservatore, progressista, liberale, liberista, democratico, statalista, centrista, fascista, comunista, eccetera stanno spesso su piani diversi e vengono confusi e adulterati frequentemente da volontà deliberate ed esigenze distorte del mezzo e del comunicatore.
Per quanto riguarda l'America Latina i concetti di destra e sinistra e tutti quelli della lista citata pocanzi vengono ad assumere altri significati storici e politici che sono difficili da contestualizzare e spiegare in poche righe e che provocano probabilmente un buon 80% dei dibattiti tra giornalisti, blogger e latino americanisti in generale.
Anche su: http://lamericalatina.net

(Nella foto sopra una caricatura: Lo zio Sam muove i destini di Uribe mentre Chavez controlla l'Ecuador di Correa)
Foto:
Bandiera venezuelana http://www.flickr.com/photos/neogabox/
Cartina del Sudamerica settentrionale http://www.flickr.com/photos/thejourney1972/Soldato a Cartagena cpon bandiera colombiana http://www.flickr.com/photos/kymberlyanne/
Chavez e Uribe http://picasaweb.google.com/blogfranjul
Caricatira http://www.flickr.com/photos/anacros/
Ritorno, dopo un po' di tempo, sul post di Fabrizio Lorusso. I miei commenti precedenti non saranno stati perfettamente a tema, ma parlando di un quasi confronto tra Chavez e Uribe, sommariamente chiunque può intervenire, pur non essendo un tecnico. Certo, sull'ipotetico futuro conflitto tra i due stati non ho elementi concreti grazie al quale esprimermi senza dire sciocchezze, ma solo gli addetti ai lavori li posseggono.
Ciò che vorrei ribadire è che, se l'Unità è un giornale di sinistra, se conduttori dei blog qui ospitati possono essere approssimativamente definiti di sinistra e se la sinistra vuol dire (anche) essere dalla parte dei più disgraziati; se sono validi tutti questi "se", allora, certificati internazionali alla mano (Unicef, Ocse, ecc)dovrebbe risultare abbastanza facile individuare quale fra i due, merita di più la nostra attenzione e forsanche rispetto. Questo non perchè è in atto un match sportivo e stiamo vincendo 1 a 0; non per portare i fiori all'altarino dell'icona Chavez, ma solo per dare un senso alla ricerca di uno spiraglio, del simulacro di una speranza in questi tempi bui. Io, pur con l'applicazione di riserve e facendo una discreta tara, mi sembra di aver individuato questa novità .
Un'ultima annotazione, che poi è una puntura di spillo per Cesar Bruno.Se bisogna scandalizzarsi per i partner economici scelti da Chavez in questi anni, io piuttosto che sull'Iran punterei il dito su Israele (anche se l'accordo con lo stato sionista fu siglato in comunione con altri paesi latinoamericani, e poi rescisso durante i crimini di Gaza).
Grazie ad Agostino per aver approfondito il dibattito e a Cesar Bruno per il suo intervento che mi sento di sottoscrivere in gran parte ed eventualmente di precisare in un secondo momento/commento.Volevo precisare un aspetto di tipo metodologico generale. Questo blog è uno spazio ospitato da L'Unità che gestisco gratuitamente e senza legami espliciti di nessun tipo con la linea del giornale o con la pagina degli esteri. Quindi non è detto che il blog debba supplire al vuoto informativo italiano su tutti i temi dell'America Latina e non potrebbe mai farlo da solo. Per questo esistono reti informativi e molti spazi che insieme danno sicuramente un quadro migliore della regione come per esempio il progetto di Selvas.org o .eu che è prossimo a ripartire e altri bloggers e siti indipendenti. Il primo post di questo blog di qualche mese fa aiuta a capire la portata informativa e le intenzioni di questo spazio che può essere dedicato alla politica e al dibattito ma anche ai viaggi, alla poesia e ad altre espressioni culturali provenienti dal continente americano nei limiti operativi, di conoscenza e di tempo del sottoscritto e di chi più o meno collabora con i contributi che sono pubblicati.Sull'Honduras credo che questo blog sia stato una fonte piuttosto buona di informazione e link rispetto al vuoto generale, ma non si tratta di un sito di notizie o di un'agenzia con informazioni continue in tempo reale. E' comunque un blog personale!
Con tutto il mio rispetto, sia per Agostino, sia per Fabrizio, vorrei fare qualche commento sul tema. Non voglio cadere nella trappola dell'aut-aut Uribe vs. Chavez. D'altra parte, essendo un italiano residente in Colombia, mi riesce molto difficile giudicare la politica interna di Chavez, dal momento que dovuto al conflitto tra i due paesi la visione che si ha qui del Venezuela di Chavez non e' obbiettiva. L'unico modo per un colombiano o uno straniero residente in Colombia di sapere come e' la vita nel Venezuela e' andarci a vivere. E suppongo che dall'altra parte della frontiera avvenga lo stesso con la Colombia. Percio' preferisco commentare la sua politica estera, ben visibile da tutti. Faccio la premessa che non sono un fautore di Uribe. Non ci sviamo poi dall'argomento del testo di Fabrizio che stiamo commentando che era il conflitto tra la Colombia ed il Venezuela, e non l'analisi del regime di Chavez. Stiamo di fronte ad un conflitto di grande portata che in realta e' uno stato pre-bellico; la scintilla potrebbe scoccare in qualsiasi momento. Scusatemi se mi discosto dal tema per un momento, ma occorre, lo vedrete. La caduta del muro di Berlino, 20 anni fa, non significa che tutti gli ideali ed i principi della sinistra, marxista e non, siano da buttare al secchio. Vorrei ricordare i versi di Neruda dopo il rapporto Krusciev che svelo' la verita' sul regime stalinista, e che sono ancora attuali dopo la caduta del muro di Berlino: "Los que pusimos el alma en la piedra/en el hierro, en la dura disciplina,/allì vivimos solo por amor/y ya se sabe que nos desangramos/ cuando la estrella fue tergiversada/ por la luna sombrìa del eclipse./Ahora verèis què somos y pensamos,/ahora verèis què somo y seremos./Somos la plata pura de la tierra,/el verdadero mineral del hombre,/encarnamos el mar que continùa,/ la fortificaciòn de la esperanza,/un minuto de sombra no nos ciega,/ con ninguna agonìa moriremos." E non sono morti ne la necessita' di fare sempre un'analisi scientifica di qualsiasi conflitto sociale o politico, ne la bandiera della pace e la lotta contro la guerra. Dal momento che Chavez si proclama "bolivariano" ovvero sia fautore dell'opera e delle idee di Simòn Bolìvar, ricordiamo un po' di storia: Bolivar, dopo avere liberato o contribuito a liberare dalla Spagna con le armi un'enorme parte del Sudamerica che oggi comprende il Venezuela, la Colombia, l'Ecuador, il Panama, il Perù e la Bolivia, si accorse del pericolo per queste nuove repubbliche di cadere sotto un nuovo neo-colonialismo e cioè di quello dei nascenti Stati Uniti, e dedicò tutti i suoi sforzi a creare un nuovo stato di tipo federativo che unisse le antiche colonie spagnuole. Riusci' a creare la Colombia, nome che nel 1821 venne dato a uno stato che comprendeva l'attuale Colombia (allora, Nueva Granada, che comprendeva anche il Panama), il Venezuela e l'Ecuador, e volle un legame molto serrato con gli altri territori dell'America spagnola.Nel 1830, prima della sua morte, gia' il sogno s'era infranto. L'ambizione personale e la mediocrita' dei politici di allora dei tre territori prevalsero e la Colombia di allora si sfascio'. Garcia Mà rquez da grande maestro nel suo romanzo EL GENERAL EN SU LABERINTO ricostruisce quell'epoca. Le ultime parole di Bolìvar prima di morire furono " se si riannoda l'unione e scompaiono i partiti politici, io scendero' tranquillo al sepolcro ". Il riferimento ai partiti era rivolto ai fautori della divisione dello stato colombiano d'allora. Ora vediamo se Chavez e' veramente bolivariano. UNASUR e' un tentativo di integrare i paesi del Sud America in modo che possano parlare con una sola voce di fronte al resto del mondo. Ma il "bolivariano" Chà vez, invece di contribuire a cercare con rispetto per tutti gli altri paesi i punti che possano unire i paesi della regione ha deciso di utilizzare i convegni di UNASUR como scenario per le sue ambizioni personali di leader indiscusso del Sudamerica e per accrescere il conflitto con la Colombia, ignorando le raccomandazioni di altri presidenti, come quelli del Brasile e del Cile, alla moderazione ed alla ripacificazione con la vicina Colombia.Di Uribe, si sa' benissimo chi sia, e non saro' io a difenderlo. In realta', secondo me, sia Uribe che Chavez sono due ducetti ambiziosi con forti tendenze autoritarie, molto simili ai famosi polli di Renzo, non troppo dissimili da Berlusconi.Sulla politica interna di chavez ho i miei dubbi che, come gia' detto, non sono in grado di risolvere. Solo faro' qualche domanda. Non e' mai esistito nessun regime di nessun tipo che non abbia potuto sfoderare atti di governo lodevoli in favore del popolo. Per non andare lontano, di Mussolini pure si incominciava ricordando che aveva prosciugato le paludi pontine, e giu' di li'... Piuttosto, sarebbe utile sapere due cose che solo uno studioso forse potrebbe chiarire: prima: ricordando Gramsci, quale e' la classe sociale egemone nel Venezuela e, seconda, nel panorama mondiale como si inserise Chavcez tra le potenze e le multinazionali? Per esempio, quale significato ha il suo rapporto con l'Iran? Per'Europa non si tratta di sapere quale dei due, Uribe o Chà vez, e' il buono da aiutare in una possibile guerra, perche' il ruolo dell'UE non dovrebbe essere guerrafondaio, ma piuttosto pacificatore. Non e' gia' troppo avere truppe in Irak ed in Afganisgtan? Un'altra domanda: chi ci gudagna del conflitto tra la Colombia ed il Venezuela? Ovvio, i mercanti d'armi che sono pure Stati (USA, Brasile, Israele, Svezia, Francia, Russia, Iran, ecc). Ed i due presidente che ognuno nel proprio paese aumenta le possibilita' di rielezione.Ma certamente i popoli colombiano e venezuelano sarebbere le ovvie vittime. Quindi discutere a quale dei due dare aiutare in una possibile guerra sarebbe un'assurdita'. Ancora, il conflitto fra i due paesi favorisce Uribe: ogni volta che alla TV Chavez insulta Uribe, la popolarita`di questo sale. In realta' in Colombia sono esigui i fautori di Chavez, neppure la sinistra democratica crede in lui. Gli europei non possono ripetere errori del passato quando la sinistra senza senso critico finiva per difendere cause che poi si sono rivelate non degne:siccome Idi Amin Dada si dichiarava nemico dell'imperialismo bisognava difenderlo, siccome gli khmer rossi combattevano contro gli USA pure bisognava difenderli e ora sappiamo chi abbiamo difeso allora, quando il dittatore militare argentino Galteri dichiaro' la guerra alla Gran Bretgna siccome era una guerra anti colonialista bisognava difenderla, e dopo abbiamo saputo perche' lo faceva. Stiamo attenti.Piuttosto lottiamo per la pace. Che la voce di Juanes e di Montaner nel concerto della frontiera tra i due paesi per la pace sia ascolatata.
Ciao Fabrizio.
Da quello che ho capito, l'aver ridotto la scandalosa sperequazione (con tanto di certificazioni internazionali) fra ricchi e poveri non ti basta per distinguere il governo venezuelano da quello di Uribe.
L'aver riabilitato intere masse di indios delle paludi di Maracaibo e delle sierras dallo sprofondo nel quale una classe elitaria tronfia e razzista li aveva relegati nemmeno ti convince. Non ti commuove neanche il tentativo, purtroppo fallito, di far approvare una costituzione che stabiliva tra l'altro l'appartenenza dei beni del suolo (il petrolio, per intenderci) agli abitanti che vi erano insediati: i pezzenti indios di cui sopra, che i precedenti governi filoamericani scacciavano via a schioppettate, come i cani randagi.
Ti colpisce però, il fatto che il Presidente, proprio come quello statunitense, abbia un notevole potere militare. Ti colpisce che Chavez ogni fine settimana, proprio come Obama, abbia il suo spazio sulla TV di stato. Ma soprattutto ti inquieta la modifica alla costituzione grazie alla quale Chavez, se decidesse di ricandidarsi, se proponesse un programma convincente e se ottenesse il favore dei cittadini, potrebbe riconfermarsi Presidente. E per colpa di tali aspetti l'intera azione benefica finora svolta viene annullata ed ecco Chavez ripiombare al livello di un governatore-fantoccio qualsiaisi quale Uribe appare.
Io credo invece che in America Latina da 10 anni si sia innescato uno straordinario circolo virtuoso che mette in discussione il dominio locale e mondiale degli sgherri e dei prepotenti. Ecco perchè se ne parla pochissimo sui media mainstram, compreso sull'Unità , dove oggi, sulla prima pagina del blog non ho scandalosamente trovato neanche un accenno alle elezioni in Uruguay e Honduras. Scusami la franchezza, proprio come...un TG1 qualunque (a proposito di Honduras, è o non è una cartina al tornasole sufficiente per giudicare Chavez e Uribe?).
Disquisire sugli aspetti sgradevoli - e ce ne saranno, diavolo!! - sull'oratoria e sul portamento istituzionale e non di un tipo come Chavez annebbia solamente questa affascinante stagione di popolo che i sudamericani stanno vivendo, stagione che li sta svincolando dalla tutela mortifera degli USA senza, vero miracolo, intaccare sensibilmente la fragilità dell'equilibrio democratico.
Scusa lo sfogo.
Ciao Agostino, intanto grazie per i tuoi commenti e domande che sono in effetti legittimi e fanno parte degli innumerevoli dibattiti che anche qui in Messico si tengono su Colombia e Venezuela e in generale sull'America Latina (come dicevo nelle conclusioni).
Dal punto di vista della democrazia io non metterei sullo stesso piano i miglioramnenti economici di alcune fasce della popolazione venezuelana con la pericolosità della professione del sindacalista, del giornalista o del difensore dei diritti umani in Colombia, nel senso che si tratta di realtà vere ma molto diverse e che hanno a che vedere col sistema politico democratico (o democratico-liberale come lo intendiamo noi) ma non lo caratterizzano in quanto tale politicamente. Lo fanno invece di più in senso stretto altri fattori come le modifiche costituzionali e delle prassi politiche, il ruolo dato alle forze armate nel sistema, il controllo della stampa e della TV, i cambiamenti nelle leggi elettorali, la costituzione di partiti e gruppi d'azione, eccetera. Su questi punti, seppur ideologicamente lontani, i due mandatari "andino-caraibici" in questioni presentano alcune analogie come si diceva nell'articolo. Poi non discuto i rispettivi successi e fallimenti in materia economica, di rispetto dello stato diritto e della democrazia. Li possiamo sempre criticare entrambe ed elogiarli, ma poi la valutazione finale è complessa e multiforme. Mi riservo col tempo di approfindire il punto.
Io parlavo di forte presenza mediatica nazionale e internazionale dei due presidenti e dei due paesi nel senso che, almeno come percepiti dal Messico, sono i più presenti e polemici (insieme forse a Lula che sta assumendo lentamente le parti del mediatore in vari conflitti latino americani) e sembrano spesso nascondere obiettivi di politica interna al di là delle evidenti frizioni e differenze tra di loro.
Autorità e autoritarismo sono concetti applicabili a qualunque forma di potere e dominazione dai nuclei sociali più piccoli come la coppia e la famiglia alle istituzioni pubbliche e private e sicuramente anche agli Stati che per definizione mantengono il monopolio dell'uso della forza. Quindi non credo che una Repubblica Bolivariana o Socialista o "fondata sul lavoro" sia priva di autoritarismo e uso della forza come dimostrato tanto da Chavez come da Uribe o Calderon in Messico o Evo MOrales in Bolivia e Berlusconi in Italia, insomma gli esempi sono infiniti. La questione da risolvere è che limiti riusciamo a stabilire come società civile e politica in democrazia all'esercizio e al controllo della forza, come rispettiamo e facciamo rispettare le leggi e i diritti umani, come funzionano l'informazione, le istituzioni e il principio della trasparenza in qualità di garanti eccetera. Dovremmo valutare come si sviluppano questi processi nei due paesi (e perché no anche nel nostro)e probabilmente a quel punto non prenderei posizione per nessenu dei due. Quando il sovrano o il potere cominciano ad eliminare i vincoli all'esercizio delle funzioni che il popolo gli delega e a rompere i lucchetti che la società gli aveva imposto o meglio aveva accordato con esso, ecco io mi preoccupo.
Direi che la mia posizione è quella di capire, analizzare e valutare in base a delle coordinate politiche e storiche flessibili cosa sta succedendo in queste realtà , successo dopo successo e fallimento dopo fallimento, cercando di non farmi influenzare dalle opinioni comuni.
E' dura ma piano piano, anche grazie ai commenti, alle testimonianze e alla conoscenza diretta, ci si può fare una buona idea. Personalmente conosco meglio la realtà empirica colombiana dato che ho visitato il paese 3 volte e conosco più persone di Cali, Bogotà o Medellin che di Caracas o Maracaibo per esempio. Il Venezuela lo studio e lo capèisco tramite le persone che ne portano un ricordo qui in Messico o direttamente da lì, in carne viva.
Veramente perplesso.
Come si può, sul piano della democrazia, paragonare Uribe, reggente di un paese dove chi vuole fare il sindacalista è bene che faccia prima testamento, con Chavez che ha seccamente migliorato la vita reale delle fasce più deboli?
E i media? In Venezuela stiamo 6 a 2 (sei Tv private che vomitano spazzatura 24 ore su 24 sul Presidente e due canali pubblici). In Colombia Uribe è l'uomo dei poteri forti (anche mediatici).
Uribe ha capacità oratorie?!?
Autoritarismo in una repubblica bolivariana? Ma come può essere?
Se entrambi si dichiarano democratici, noi sappiamo perfettamente chi è quello che mente.
Non sarebbe il caso, per puro principio di giustizia, di tenere ben distinti i due, dichiarando improponibile ogni paragone e sperare che in Sudamerica scompaiano i fantocci della grassa elite filo-USA?
Se non si prende posizione, che senso ha questo blog?
HAI FATTO UNA ANALISI VERAMENTE APPROFONDITA DELLA COLOMBIA.
FINALMENTE QUALCUNO CHE SI OCCUPI DI INFORMARCI SUL CENTRO AMERICA,
IN ITALIA AL DI' LA' DELLE QUESTIONI DI ATTUALITA' LA STAMPA NON SI PREOCCUPA IN GENERALE DI ALTRI PROBLEMI.
CONTINUA AD INFORMARCI GRAZIE SALUTI.
VERAMENTE BRAVO FABRIZIO, CONTINUA COSI'.....
Caro Fabrizio, hai fatto un'ottima analisi con molta obiettivita', chiarezza e buon senso. Pensa che io, italiano residente in Colombia, non ci avrei niente da aggiungere. Soltanto sarebbe utile ricordare che il nome di Colombia indicava, tra il 1821 ed il 1830, un nuovo Stato che era il risultato della guerra d'indipendenza dalla Spagna sotto la guida di Simón BolÃvar. Era uno Stato federativo formato dalla Nueva Granada (nome che aveva allora l'attuale territorio della Colombia), il Venezuela, l'Ecuador, ed il Panama che faceva allora parte della Nueva Granada. Colombia, in onore a Cristoforo Colombo. Sono d'accordissimo con te, non bisogna farsi intrappolare dall'aut-aut manicheo del "se non sto' con te, sto' contro di te". Aspettiamo i commenti.